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Via Indipendenza: favole di luce, artigianato e tradizione

L’insieme di vicoletti, in gaetano “vichi”, che si snodano attorno a via dell’Indipendenza sono probabilmente anche la parte più caratteristica della città. Entrando nel primo viottolo, si viene subito catapultati in un’altra dimensione totalmente diversa rispetto agli altri quartieri: case sviluppate in altezza, balconcini pieni di piante, panni stesi ovunque, negozietti, bancarelle e tanta tradizione.

Per capire appieno lo spirito di questa contrada vale la pena rievocarne la storia che affonda le sue radici nel lontano 1897 quando il Borgo di Gaeta divenne un comune autonomo rispetto alla zona di Sant’Erasmo. Dovendo dare una nuova denominazione al neonato paesello si optò per Elena, in onore di quella che sarebbe poi divenuta la futura regina d’Italia. La divisione, però, durò solo 30 anni e i due comuni vennero nuovamente fusi. Ad oggi, nonostante non sia più un ente autonomo, questa parte del centro storico è ancora conosciuto ai più come Borgo Elena. I turisti lo amano per le ottime specialità locali, preparate all’insegna della tradizione con ricette che si tramandano di generazione in generazione. Nel periodo natalizio, invece, sono le ormai famosissime Luci di Gaeta ad attirare nei “vichi” grandi e piccini.

Per gli amanti dell’artigianato, via Indipendenza è anche sede di graziosi negozietti di calzolai o di esperti che lavorano il cuoio per farne dei meravigliosi souvenir: articoli di ottima fattura destinati, probabilmente, a durare molto più a lungo di qualunque altro paio di sandali o infradito. A questi negozietti si contrappongono altri di carattere più moderno: librerie, per esempio, ma anche lussuose boutique e attività d’altro tipo.

Tornando alla storia, è percorrendo questi vicoli che si arriva alla famosa Chiesa di San Giacomo, costruita dai pescatori alla fine del 1500, danneggiata durante assedi e bombardamenti e poi ricostruita alla fine del Novecento. Esplorando il Borgo Elena si comprende anche perché Gaeta è conosciuta anche come la “città delle cento chiese”. Proseguendo l’esplorazione dei vichi si arriva infatti alla Chiesa degli Scalzi o di SS. Cosma e Damiano (gli altari marmorei di gran pregio sono stati trasferiti per motivi di tutela) e, percorrendo altri duecento metri, alla parrocchia di S. Cosma Vecchio, rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale e mai più ricostruita. Finito il tour delle strutture sacre si, arriva, infine, a via delle Bigne. Una stradina famosa perché conduce al caratteristico e rinomato mercato del pesce. Secondo tradizioni rimaste invariate nei secoli, i pescatori al rientro dalla battuta di pesce, portano qui i migliori prodotti ittici ancora guizzanti. A partire dalle 16 i clienti possono così scegliere tra una sorprendente varietà di freschissime specialità del Mediterraneo tutte da gustare. È qui che molti piccoli ristoratori locali fanno gli acquisti da servire poche ore dopo a cena.